Il clima è anarchico. E’ un regno senza re o meglio, il re c’è ma ha troppi sceriffi.
Sono al centro di una contesa di un appetibile cliente UK di cui ovviamente non mi frega nulla. Ricevo ordini da chi non dovrebbe darmene e posso solo difendermi come posso con frecciatine qua e là.
E allora riflettevo come il genere umano sia talmente elastico da riuscire ad adeguarsi e sopravvivere in ogni situazione e ancora non capisco se questo è un bene o un male. Sì perché tutto sommato anche nella mia situazione da mobbizzata oggi sono felice. Sono stanca, ho mal di testa, BabyLeo si sveglia ancora tre volte durante la notte e solo lui sa il perché però… tutto sommato sono ok. Sono viva, respiro, non ho la tachicardia. Fuori c’è il sole, la primavera è arrivata, il mio bambino ride come un pazzo a sentire la parola “buzza”(e la sua risata è il suono più bello del mondo!).
Mi autoregalo pacchette di complimenti sulla spalla e penso alle cose che hanno reso possibile questa piacevole sensazione in ambiente avverso. Posto che non si danno consigli se non richiesti espressamente, ecco alcune piccole annotazioni su cosa fare in caso di mobbing al rientro in azienda dopo la maternità:
1. Indossare scarpe col tacco. Spesso.
2. Sorridere. Il più possibile.
3. Cercare di stringere alleanze con almeno una persona di fiducia (o due, una si può sempre ammalare e non è bello non avere proprio nessuno con cui piangere liberamente).
4. Usare ogni momento libero per cercare un altro lavoro (meglio se presso la concorrenza, rende molto più leggeri).
5. Ripetersi che ai bambini non piace rispondere “casalinga” alla domanda “che mestiere fa la tua mamma?”.
... Sento che questa lista si allungherà... ;)
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venerdì 22 marzo 2013
mercoledì 20 marzo 2013
Las Vegas
Durante la mia precedente versione di vita professionale mi occupavo del mercato USA. Era vista come una colpa che dovevo in qualche modo espiare; mercato ghiotto per tanti, il fatto fosse stato dato in carico a me, se pur in seconda persona, suscitò numerosi bruciori di stomaco. Di stomaco , appunto. Andai per ben due volte a New York in occasione di fiere di settore e al mio rientro trovavo almeno un paio di giorni di musi lunghi, battute sceme e piccole angherie perché i bruciori si erano spostati in basso evidentemente… poi passava.
Alla notizia della mia gravidanza, partì il toto scommesse sui nomi di chi avrebbe preso il mio posto in quella mansione ovviamente sempre più appetibile e bramata. Ora che sono tornata ovviamente nulla mi è stato restituito, e dico proprio nulla, tantomeno qell’incarico… incarico per il quale ora la mia collega si trova a Las Vegas e poco più di due mesi fa era a San Francisco. E io…. Sono enormemente grata alla vita per non essere una persona invidiosa, grata alla fortuna che ha voluto che il tutto passasse ad una persona che stimo e che ha un cuore grande. Se anche fosse tornato a me non sarei mai potuta partire per una settimana lasciando il mio baby a casa, mai e poi mai. Non ce l’avrei mai fatta. Quindi sono felice di non essermi dovuta trovare dinnanzi alla scelta. Pensavo a questo, stamattina alle 4.50 intanto che cercavo di farlo riaddormentare in braccio e lui si dimenava dentro al suo pigiamino con i dalmata lamentandosi per il mal di denti, mal di pancia, mal di… non lo so.
Pensavo anche che a Las Vegas ci sono 23 gradi e qui solo due giorni fa eravamo in mezzo ad una nevicata epocale.
Pensavo che forse era meglio se anziché studiare danza classica per una vita, mi fossi messa a studiare seriamente lap dance così da poterci andare a vivere, a Las Vegas.
Poi ho guardato il mio piccolo dalmata … finalmente si era addormentato e l’unica cosa che sono riuscita a fare è stato sorridere.
Alla notizia della mia gravidanza, partì il toto scommesse sui nomi di chi avrebbe preso il mio posto in quella mansione ovviamente sempre più appetibile e bramata. Ora che sono tornata ovviamente nulla mi è stato restituito, e dico proprio nulla, tantomeno qell’incarico… incarico per il quale ora la mia collega si trova a Las Vegas e poco più di due mesi fa era a San Francisco. E io…. Sono enormemente grata alla vita per non essere una persona invidiosa, grata alla fortuna che ha voluto che il tutto passasse ad una persona che stimo e che ha un cuore grande. Se anche fosse tornato a me non sarei mai potuta partire per una settimana lasciando il mio baby a casa, mai e poi mai. Non ce l’avrei mai fatta. Quindi sono felice di non essermi dovuta trovare dinnanzi alla scelta. Pensavo a questo, stamattina alle 4.50 intanto che cercavo di farlo riaddormentare in braccio e lui si dimenava dentro al suo pigiamino con i dalmata lamentandosi per il mal di denti, mal di pancia, mal di… non lo so.
Pensavo anche che a Las Vegas ci sono 23 gradi e qui solo due giorni fa eravamo in mezzo ad una nevicata epocale.
Pensavo che forse era meglio se anziché studiare danza classica per una vita, mi fossi messa a studiare seriamente lap dance così da poterci andare a vivere, a Las Vegas.
Poi ho guardato il mio piccolo dalmata … finalmente si era addormentato e l’unica cosa che sono riuscita a fare è stato sorridere.
martedì 19 marzo 2013
Fatica
Sono borchiata fino ai denti, vestita come una fashion blogger ventenne. Vengo tradita solo da un odioso herpes sul labbro superiore. Lì, impassibile e tronfio ad indicare che sono stressata e perennemente sul punto di sbottare. Credo mi sia venuto ieri pomeriggio, sulla lunga strada del ritorno a casa quando ho urlato con una voce ad un’altezza che non credevo possibile contro ad un camionista che faceva i 40 allora. Entrare in casa e trovare una multa presa per eccesso di velocità per aver superato i limiti di ben 3 Km orari non credo abbia aiutato.
Insomma l’inizio settimana è un po’ complicato. Per fortuna posso piangere ed eccome se l’ho fatto ieri sera. Oggi va meglio, sono molto impegnata a tenere a bada l’ansia. Mi occupo con dedizione delle mie noiosissime faccende da mobbizzata, scrivo con diligenza comunicazioni che anche un liceale potrebbe scrivere e schiaccio meccanicamente pulsanti di una tastiera per inserire ordini, contratti… non si capisce. Qui è tutto un po’ così. E’ un ufficio dove un po’ in troppi si firmano “manager” e dove alla fine in pochi lo fanno.
Ho incrociato il dg faronico, tronfio quasi come il mio amico qui sopra citato. Non mi ha salutato e ho notato che di recente non lo fa mai.
Forse fa parte del piano di mobbizzazione. Forse crede che facendo finta non esista, facendo finta sia trasparente poi mi dematerializzo davvero. Sarebbe bello!
Insomma l’inizio settimana è un po’ complicato. Per fortuna posso piangere ed eccome se l’ho fatto ieri sera. Oggi va meglio, sono molto impegnata a tenere a bada l’ansia. Mi occupo con dedizione delle mie noiosissime faccende da mobbizzata, scrivo con diligenza comunicazioni che anche un liceale potrebbe scrivere e schiaccio meccanicamente pulsanti di una tastiera per inserire ordini, contratti… non si capisce. Qui è tutto un po’ così. E’ un ufficio dove un po’ in troppi si firmano “manager” e dove alla fine in pochi lo fanno.
Ho incrociato il dg faronico, tronfio quasi come il mio amico qui sopra citato. Non mi ha salutato e ho notato che di recente non lo fa mai.
Forse fa parte del piano di mobbizzazione. Forse crede che facendo finta non esista, facendo finta sia trasparente poi mi dematerializzo davvero. Sarebbe bello!
venerdì 15 marzo 2013
Mobbing orizzontale - Horizontal mobbing
Il mobbing è una cosa seria. lo lo sto sperimentando sulla mia pelle in forma decisamente lieve, mi rendo conto, però ciò non mi impedisce di coglierne le numerose sfaccettature.
Sempre per via che nel piccolo paese/campo di fragole in cui lavoro, nessuno si fa gli affari propri, oggi non sono riuscita ad evitare un agguato. Ero sola nel mio open space, i miei autorevoli coinquilini erano impegnati fuori ufficio così ero un appetitosissimo bocconcino in quanto indifesa neo mamma in difficoltà dall’occhio languido. Entra sharky bossy, la collega che non mi ha mai sopportato, quella con la quale mi sono scontrata mille e mille volte, quella che è felice quando riesce a complicare le cose, quella che ficca il naso ovunque anche in cose che non le competono, quella perennemente inopportuna, con la mania del controllo. Ogni azienda è dotata di una figura così. Insomma entra e mi dice con aria costernata e affranta: “Come stai? E’ dura vero ora che non hai più l’orario ridotto delle due ore di allattamento? Il tuo bambino ne soffre? Senti perché non fai domanda dove lavora mio cugino almeno saresti vicino a casa..”
Dunque dunque… non siamo amiche, non ti sono mai stata simpatica, sei sempre felice di vedere chi è in difficoltà e non hai perso tempo, hai fatto irruzione nel mio ufficio con domande scomode e difficili alle quali ho poca voglia di rispondere in questi giorni e cosa fai?! Mi passi una soffiata che mi potrebbe decisamente sconvolgere la vita in modo assolutamente positivo?! Caspita, che voglia di farmi fuori che ha questa penso….
E’ sempre più un piacere lavorare qui. Mi sento desiderata e apprezzata.
Mobbing is something serious. I’m living it on my own in a very light way , I know, but this is not preventing me from seeing the different ways.
In the little village/strawberry field where I work, nobody take care on their own business and today I fell in a trap. I was alone in my office/open space, my dear eminent room mates were out and I was a really yummy sweaty nibble as a new mom with weak eyes passing a hard time. Mrs sharky bossy, the colleague that never stand me, the colleague with whom I had argumented million times, the one that is happy only when gets to give people a hard time, the nosiest one, the one that is always inappropriate, the control maniac. Every company has a person like this. She gets in and says: “ How are you? It’s hard right, now that you have to work 8 hours a day? How is your baby? Is he suffering about it? Why don’t you apply for a job in the company where my cousin work? It would be easiest for you, it’s right nearby your house”.
Mumble mumble….. we are not friends, you never liked me, you are always happy to see somebody in difficulty and without losing any time you trap me with delicate and uncomfortable questions… and what do you do?! You blow to me an important info that can change my life in a such a better way? Wow, this girl is really looking forward to see me go away…
It’s a pleasure to work here. I feel desired and appreciated.
Sempre per via che nel piccolo paese/campo di fragole in cui lavoro, nessuno si fa gli affari propri, oggi non sono riuscita ad evitare un agguato. Ero sola nel mio open space, i miei autorevoli coinquilini erano impegnati fuori ufficio così ero un appetitosissimo bocconcino in quanto indifesa neo mamma in difficoltà dall’occhio languido. Entra sharky bossy, la collega che non mi ha mai sopportato, quella con la quale mi sono scontrata mille e mille volte, quella che è felice quando riesce a complicare le cose, quella che ficca il naso ovunque anche in cose che non le competono, quella perennemente inopportuna, con la mania del controllo. Ogni azienda è dotata di una figura così. Insomma entra e mi dice con aria costernata e affranta: “Come stai? E’ dura vero ora che non hai più l’orario ridotto delle due ore di allattamento? Il tuo bambino ne soffre? Senti perché non fai domanda dove lavora mio cugino almeno saresti vicino a casa..”
Dunque dunque… non siamo amiche, non ti sono mai stata simpatica, sei sempre felice di vedere chi è in difficoltà e non hai perso tempo, hai fatto irruzione nel mio ufficio con domande scomode e difficili alle quali ho poca voglia di rispondere in questi giorni e cosa fai?! Mi passi una soffiata che mi potrebbe decisamente sconvolgere la vita in modo assolutamente positivo?! Caspita, che voglia di farmi fuori che ha questa penso….
E’ sempre più un piacere lavorare qui. Mi sento desiderata e apprezzata.
Mobbing is something serious. I’m living it on my own in a very light way , I know, but this is not preventing me from seeing the different ways.
In the little village/strawberry field where I work, nobody take care on their own business and today I fell in a trap. I was alone in my office/open space, my dear eminent room mates were out and I was a really yummy sweaty nibble as a new mom with weak eyes passing a hard time. Mrs sharky bossy, the colleague that never stand me, the colleague with whom I had argumented million times, the one that is happy only when gets to give people a hard time, the nosiest one, the one that is always inappropriate, the control maniac. Every company has a person like this. She gets in and says: “ How are you? It’s hard right, now that you have to work 8 hours a day? How is your baby? Is he suffering about it? Why don’t you apply for a job in the company where my cousin work? It would be easiest for you, it’s right nearby your house”.
Mumble mumble….. we are not friends, you never liked me, you are always happy to see somebody in difficulty and without losing any time you trap me with delicate and uncomfortable questions… and what do you do?! You blow to me an important info that can change my life in a such a better way? Wow, this girl is really looking forward to see me go away…
It’s a pleasure to work here. I feel desired and appreciated.
martedì 12 marzo 2013
Fragole
Ebbene ho un progetto da seguire. Bello, interessante e quasi impossibile ma mi calo nei panni di Tom Cruise e mi ci butto a capofitto. Ho detto “un” progetto. Proprio così, uno solo. Prima ne seguivo molti di più e facevo svariate altre cose piuttosto impegnative ma anche –qualcuna- di grande soddisfazione. Ma basta compiangere il passato, non voglio stare qui a lamentarmi. Tutto cambia, tutto si evolve, tutto si modifica. Ora ho un progetto e a quello mi dedico. Ho lo spazio, il tempo e la testa per destinare tutte le mie risorse a quello.
Mi rimbocco le maniche, scrivo, cerco, chiedo, completo, preparo, discuto telefono e scrivo. Scrivo tanto. Dopotutto è così che funziona lo start up di nuovi progetti e malgrado sia passato un anno non ho dimenticato proprio un bel niente. Durante quest’anno ho partorito, non ho subito una lobotomia.
Correttezza mi impone di mettere in copia conoscenza il mio nuovo capo che un bel giorno si trova nella posta una decina di comunicazioni in botta e risposta con il potenziale nuovo cliente e mi dice: “Quante e-mail! Immagino tu non abbia mai avuto una corrispondenza così serrata con un uomo in tutta la tua vita!”
Silenzio. Sono interdetta e incredula. Ma cosa crede che abbia fatto durante i 4 anni di lavoro prima della maternità? Crede forse che io abbia passato le mie giornate ad andare per fragole???!!!
Eccomi qua. Strowberry Sandy. Berry per gli amici.
lunedì 11 marzo 2013
Bentornata
Sono tornata in ufficio da due mesi. Due mesi molto intensi che sto ancora cercando di metabolizzare. Ci riuscirò forse solo dopo che ne saranno passati altri due e allora sarò da capo, mai in pari con gli eventi, la vita e le rielaborazioni varie. Nulla di nuovo.
Come tante donne faccio il mio ritorno sul lavoro dopo un anno a casa in maternità. Un anno in cui ho sorriso, sofferto, pianto di gioia, di commozione, di felicità assoluta e pianto per disperazione, per senso di inadeguatezza e incapacità. Un anno diverso, unico, speciale, meraviglioso, faticosissimo… un anno impossibile da raccontare in poche righe.
Trovo tutto stravolto e la cosa si intona perfettamente alla mia vita già completamente trasformata in tutte le sue parti. Ecco cosa trovo: un ufficio completamente nuovo. La mia azienda si è fusa incorporata, inglobata…il mio nuovo ufficio è fichissimo e dista ben 35 km da casa. Accidenti. Ok, pazienza. Guardiamo il lato positivo: è un ottimo posto di lavoro, c’è la crisi, sì ok è un po’ scomodo e un po’ lontano, il mio bimbo è piccolo, devo guidare tra traffico, nebbia, neve … io come mille altre persone. Ce la farò, l’importante è avere un lavoro. Non devo essere “choosy”.
Ho un nuovo capo. Una persona, cortese, sensibile, pare molto preparata e competente. Mi dice “ Ho sentito molto parlare di te, sarà un piacere lavorare insieme”. “Wow” mi dico. Che accoglienza, mi sento davvero fortunata e ringrazio.
Dopo pochi giorni arriva la riunione di riorganizzazione dell’ufficio. Ovviamente tutto ciò che erano le mie aree di competenza precedenti restano frammentate e in carico ad altre persone che ne hanno curato le sorti durante l’anno di mia assenza; nulla di più normale benchè profondamente ingiusto. Anche qui, enorme lato positivo: l’idea di tornare su cose vecchie, clienti vecchi, annose questioni e annose dinamiche tutto sommato non è che sia proprio la mia massima aspirazione quindi benvenga. Aria nuova, cose nuove, settore nuovo. In fondo sono una nuova persona. Sono sempre io ma ho il cuore più grande, la testa più veloce, la presa più forte, le spalle più larghe.. Ho imparato a pensare più in fretta, ad organizzarmi meglio, a fare più cose contemporaneamente… quelle solite abilità che ogni mamma sviluppa in modo sovraumano per sopravvivere.
Passano le settimane e mi rendo conto che sto portando avanti questioni di davvero ridicola importanza rispetto a ciò di cui mi occupavo precedentemente e mi viene assegnato un progetto altamente improbabile, ma almeno piuttosto divertente, forse perché con zero aspettative tutto risulta più leggero.
Prima che l’ombra della parola “mobbing” facesse capolino nella mia testa ho fatto un breve recap: sono tornata a lavorare e l’indipendenza ritrovata mi rende felice. L’organizzazione baby sitting regge a meraviglia, il mio bimbo cresce sereno, ho oggettivamente meno incarichi di prima e totale capacità di svolgerli in meno ore. Impiego molto più tempo a raggiungere il mio posto di lavoro. Il passo è breve, decido di fare la domandona: “Visto che il carico di lavoro è gestibile, visto che sono più lontana da casa, visto che ho un bimbo molto piccolo e una organizzazione familiare notevole ma complicata, posso trasformare il mio contratto full time in un part-time di 6 ore? Oppure possiamo organizzarci con un po’ di flessibilità per fare un orario più vantaggioso per tutti? Part time verticale/orizzontale/obliquo…quello che volete?”
Non l’ho messa giù proprio così, sono stata diretta ma molto più diplomatica e ho ben argomentato la questione perché, ne sono profondamente convinta, sono un affare. Chiedo di lavorare uguale ma essere pagata meno. In tempi come questi io credo non sia poco.
Risposta: “Purtroppo la policy aziendale non prevede questo tipo di agevolazioni. Ci dispiacerà molto se deciderai di prendere altre strade però umanamente ti capiremo”.
Ah e… by the way…Bentornata.
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